Ho chiamato con il nome e cognome di una persona a noi cara questa pianta sconosciuta e nobilissima, per gratitudine verso chi me l’ha regalata e perché si tratta di un selvatico (si chiamano così i fruttiferi non innestati, mentre quelli in commercio lo sono ) proveniente dall’Austria, di più non so. E’ una bellissima pianta a portamento assurgente, fiorisce nella terza decade di marzo, come i miei peschi selvatici e dopo il mandorlo, che è il primo a fiorire, e dopo l’albicocco. I frutti sono oblunghi, di media pezzatura, pruinosi, spiccagnoli e di sapore squisito. Perché parlarne se non ne conosco il nome e non si può acquistarlo? Perché esistono i produttori di frutti antichi, persone meritevoli della nostra infinita riconoscenza che si prendono cura dei fruttiferi a rischio di scomparire. Senza la loro passione tante varietà si perderebbero e con loro andrebbe persa la straordinaria biodiversità, una ricchezza da preservare con ogni sforzo. Nei vecchi giardini, nei frutteti abbandonati, questi coltivatori che si battono per la Resistenza sono a caccia delle piante dimenticate e le riproducono. La globalizzazione è un fenomeno pericoloso specialmente in natura. Le varietà moderne oggi coltivate intensivamente sono poche, selezionate per criteri che non rispondono al gusto, ma piuttosto alla conservabilità, alla bellezza del frutto che dev’essere lucido, senza ammaccature, perché così lo richiede il consumatore poco informato e viziato. I contadini sono perciò costretti a trattamenti massicci che possono creare resistenza, i cui residui finiscono nelle acque. ( 37 trattamenti con fitofarmaci nel 2020, secondo il Comitato Difesa della Salute in Trentino!) Un problema simile e gravissimo si è creato con l’utilizzo sconsiderato degli antibiotici per gli umani e negli allevamenti intensivi degli animali da carne. E allora si deve resistere! Resistere. Resistere. Per tre motivi. Il primo: bisogna cambiare la mentalità che ci spinge a desiderare la frutta perfetta (la mela avvelenata della strega di Biancaneve era bellissima). Ricordiamoci che sono i consumatori a fare il mercato. Bisogna coltivare la frutta nel proprio giardino senza trattare “ ma oggi se non si tratta non si raccoglie niente!” NON E’ VERO! Bisogna pretendere dalle amministrazioni una riduzione dei trattamenti: una settantina di comuni l’ha fatto e la normativa si potrebbe estendere. Tornando al mio meraviglioso ignoto susino, potranno averlo solo coloro ai quali l’ho regalato, ma tanti altri se ne possono trovare da chi coltiva i frutti antichi, basta cercare i coraggiosi vivaisti che li propongono e consultare i loro cataloghi.
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