In Maggio fioriscono le rose. La giardiniera le aspetta tutto l’anno, è la sua festa preferita. Le prime a fiorire sono le bianche Mme Alfred Carrière, ma troppo in alto sopra gli archi, dove non si può arrivare. Allora le guarda e sospira.
Dalla terrazza a sud però può raggiungere le prime coloratissime Masquerade che sbocciano al sole. Ne coglie qualcuna, non troppe, con parsimonia, giusto per un piccolo vaso.
Rimosa, St Swithun e Pierre de Ronsard stanno gonfiando i boccioli.
Sono giorni di sole splendido, sbocciano tutte insieme le Chinensis Mutabilis.
La giardiniera è beata nell’attesa e immagina le combinazioni mirabili, le fioriture simultanee che ha studiato, su cui ha fantasticato: Mutabilis rosate in fiore sopra un letto di Ajuga e iris blu, iris bianchi sontuosi e rose, rose Queen Elisabeth, rose Claire Matin. In maggio nel giardino si esulta, si ammirano con soddisfazione i risultati della progettazione e di tanti lavori.
Un pomeriggio, poi, a spezzare le illusioni giardiniere appare la prima Oxythyrea funesta. Questo insetto malefico (è comparso numerosissimo in giardino nel 2021) assomiglia ad una cimice grigio scuro, un po’ pelosetta, puntinata di bianco.
Il giorno dopo è già un’invasione, se ne cacciano decine e decine.
Tutte le rose sono sotto attacco. Le uniche a salvarsi sarebbero le rosse, (le perfide cetonielle funeste preferiscono i colori chiari), ma in giardino ce n’è una sola.
Gli iris bianchi sono attaccati su due fronti: cetonielle e lumache.
Le prime rodono al cuore le magnifiche gole barbate, le seconde decapitano gli steli proprio sotto alla corolla e sembra che il lumachicida le ingrassi.
Poi, quando sono sbocciate tutte, meno Felicité e Perpetué che è la più tarda, comincia a piovere.
Piove e piove, una pioggia insistente e pesante, non la pioggerellina invocata dai giardinieri.
Le rose opulente diventano miserabili straccetti marrone, quelle a fiori semplici si sfogliano lasciando a terra petali a brandelli.
Scrivevo queste note lo scorso anno. Maggio del 2024 è forse peggiore: la pioggia ha impedito l’allegagione e questo non è mai successo da quando il giardino ha memoria. È normale che vi sia un’alternanza nella fruttificazione. Se le piante non vengono potate per produrre, come si fa nei frutteti industriali, per non esaurirsi portano frutti ad anni alterni. Ma stavolta non c’è un’albicocca, non una susina.
Soltanto i più forti tra i miei selvatici, un pesco e un pruno, matureranno i loro regali, diligenti come sempre, e potrò preparare un po’ di marmellate.
È però una magra consolazione perché penso ai danni che subiscono gli agricoltori quando il tempo è così avverso.
Paolo Berti è un artista Trentino. È un pittore ecologista che recupera rottami abbandonati e li trasforma in opere d’arte. Abbandonare rifiuti nell’ambiente e’ un reato odioso, ma per fortuna qualcuno da’ un esempio diverso e col suo lavoro ci riconcilia col mondo. Basta guardare la lamiera qui sopra per capire.
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