ESTATE, Penstemon

(le scritte in blu corrispondono a collegamenti esterni; quelle rosse a collegamenti interni)

 
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Generoso Penstemon* (*collegamento a Wikipedia.eng, ** collegamenti a siti vari specialistici)

Credits: Vivai Priola (Treviso)

Quella spitinfia della Digitalis purpurea*  non si è mai voluta adattare nel nostro giardino
Non fare la spitinfia, spitinfia era un nome che ho sentito usare solo da suor Teresina, di origine lombarda, quando ero alle elementari e chissà se l’uso ancora esiste in Lombardia. Si addice perfettamente ai capricci e al sussiego che inalbera la Digitalis purpurea qui in pianura e in mancanza di terra acida.
L’avevo accolta come una regina, incantata a vedere come svettava nelle aiuole sopra le altre erbacee perenni, schizzinosa come nessuna, oscillando al minimo refolo di vento. Ma in  giardino da noi può rimanere solo chi vive volentieri, senza forzature, questa è una regola ferrea e non posso sentir parlare di vasche per le acidofile, veri campi di prigionia per  rododendri sfortunati, azalee clorotiche, mimose con le ore contate.
Eppure con le digitali ammetto di aver ceduto e tentato più volte di ripiantarle. Le ho desiderate moltissimo, studiando a bocca aperta i bordi misti dei giardini inglesi o sognando gli orti di montagna.
Poi, d’improvviso, come succede con gli amori non ricambiati, mi sono disamorata, ho guardato in giro e ho cercato un sostituto che fosse altrettanto bello, accondiscendente, abbastanza alto per dare verticalità alle aiuole e di facile contentatura.
Beh, l’ho trovato, si chiama Penstemon**, e ho dimenticato la digitale. Come si dice: “chiodo scaccia chiodo”.
È una pianta di grande bellezza che qualche autore definisce acidofila, ma non è proprio così.
Si è adattata con grande facilità al nostro terreno argilloso, pesante e non certo acido.
Il Penstemon proviene dall’America ed è ancora poco diffuso nonostante le sue doti, la più importante, oltre all’ adattabilità, è la grande facilità ad essere riprodotto per talea. Me ne sono accorta osservando i sottili fusti lignificati su cui compaiono calli simili a quelli che si possono vedere sul Partenio*.
Interrando delle sezioni provviste di “calletti”, queste rapidamente mettono radici senza richiedere nessun’altra cura oltre a tenere umido il substrato.
È molto importante anche accorciare la vegetazione a inizio primavera per favorire l’accestimento e la formazione di nuovi steli che porteranno i fiori.
È una pianta splendida meno diritta e orgogliosa della digitale ma abbastanza alta e molto elegante. Ne esiste anche una varietà bianca, bellissima, il Penstemon Digitalis, ma non ricordo di averla vista nel vivaio di Luigi Priola** il più ricco in Italia, che io sappia, di erbacee perenni, dove ho acquistato il mio Penstemon hybridum Schoenholzeri**, color cremisi molto simile (a giudicare dalle foto potrei dire identico) al P. hartwegii**.
Penstemon del mio giardino
Quest’ultimo è originario del Messico ed ha ricevuto il Premio al Merito del Giardino della Royal Horticultural Society**.
È un premio meritatissimo perché la pianta è flessuosa e gentile e i singoli fiori campanulati sono lunghi fino a 4 cm, col cuore macchiato di bianco. All’ingresso della gola, che porta cinque stami, (dal greco pente, cinque,  stemon, stame) ci sono alcuni lievissimi peli su cui scivolano le api, eccitate, infilandosi fino al calice e uscendo con furia.
Devono essere fiori prelibati perché oltre alle api vedo ogni giorno insetti diversi che si  tuffano con slancio e spariscono nelle lunghe campanule.
Il genere comprende più di un centinaio di specie e varrebbe la pena di provarne diverse avendo lo spazio necessario.