file creato da Giancarlo Dessi (opera propria) in uso CC BY-SA 3.0
L’ Alloro e il Lauroceraso non si assomigliano per nulla e non appartengono alla stessa famiglia. È solo il nome che crea confusione, ma sono piante molto diverse.
La prima e più importante differenza è che uno, il Lauroceraso, anch’esso un bellissimo arbusto sempreverde, è tossico per l’uomo.
L’alloro invece è una pianta officinale usata in fitoterapia le cui foglie sono commestibili e conferiscono a molti piatti una nota inconfondibile.
A me il solo profumo delle foglie stropicciate tra le dita fa già venire l’acquolina in bocca. La peperonata, cotta dopo aver soffritto alcune foglie di alloro con l’aglio e la cipolla, acquista un sapore squisito. Lo stesso succede con un taglio di manzo fatto dorare nell’olio con aglio e alloro, prima di portarlo a cottura. Per non parlare della pappa col pomodoro, di cui si trovano molte ricette, ma nella mia l’alloro è obbligatorio.
La tradizione ne fa una pianta magica: una foglia nel portafogli esaudisce un desiderio, una nelle scarpe allontana l’invidia, sotto il cuscino promette sogni tranquilli.
Forse queste credenze si spiegano ricordando che già nell’antichità era considerato una pianta sacra e nella mitologia greca è legato alla figura di Apollo.
Raccontavo il mito di Apollo e Dafne ai miei alunni innamorati e non corrisposti che si tormentavano nel dispiacere.
“Se è stato respinto Apollo, un dio, bello, potente, immortale e la ninfa Dafne ha preferito trasformarsi in un albero (sì, proprio l’alloro, Laurus nobilis, per questo consacrato al dio e divenuto sempreverde) pur di sfuggirgli, non dobbiamo anche noi, umili modesti mortali, arrenderci alla forza irrazionale di Amore? Non è forse questo il significato profondo del racconto? Quanta saggezza nei miti greci.”
Cercavo di addolcire l’amaro del rifiuto più o meno così, poi leggevamo insieme il brano di Ovidio e il racconto affascinava tutti, non si sa però quanto consolasse gli innamorati respinti…
Ma almeno restava impresso il significato di laurea, e delle corone di Alloro imperiali e poetiche che hanno ornato la fronte di tanti uomini nel tempo, in ricordo del dio.
composizione di fiori con alloro e bacche
Entrambe, Lauroceraso e Alloro sono piante adatte per formare una siepe, quella di alloro risulterà meno ingombrante alla base perché l’alloro ha un portamento assurgente, sopporta molto bene le potature e ha fronde morbide, è perciò una buona scelta per la recinzione che delimiti un vialetto di accesso per le auto.
Mentre sugli altri lati del giardino le siepi miste sono da preferire per la varietà delle forme e dei colori, per i rifugi che offrono agli animali, per la ricchezza di bacche gradite agli uccelli e per le fioriture che regalano alla casa in tutte le stagioni.
Molti altri sono i grandi pregi dell’ Alloro. L’elasticità del suo legno lo rende adatto a farne decorazioni per la casa e la tavola, e corone, anche per la resistenza dei rami, pur recisi e fuori dall’acqua, e la durata delle foglie coriacee di un verde scuro che si prestano a essere lucidate.
Peccato che venga attaccato a volte dalla cocciniglia e colpito dalla fumaggine che è una malattia fungina provocata dalla dannatissima cocciniglia, appunto, che succhia la linfa e produce melata di cui si nutrono i funghi creando una patina scura, orribile a vedersi, la fumaggine. Una collaborazione criminosa a danno delle piante.
L’ alloro, alto e forte, non ne risente e io non intervengo, anche perché è lontano dai miei occhi, quando invece sono colpiti i limoni li lavo con una soluzione di acqua, alcool e sapone di Marsiglia. Con pazienza, foglia per foglia.
Per il Ippolito Pizzetti il Laurocerasus era una persecuzione. Grossolano, lo definisce. Il maestro era categorico e inappellabile nel giudizio.
Aveva le sue antipatie e un’altra pianta che non sopportava era la povera Aucuba.
A me piacciono molto entrambe. Certo, l’uso che si fa del Lauroceraso, soltanto per chiudere il giardino con una siepe, non aiuta ad apprezzarlo. Sempre monco, spesso addossato ai garage o alle casette per gli attrezzi, spesso ammalato e spelacchiato perché tagliandolo due volte all’anno si ammala di malattie fungine come l’oidio o viene attaccato da insetti come la cocciniglia.
Ma quanto può essere elegante quando lo si lascia sviluppare come un albero o un grande arbusto, senza potarlo! Non ha particolari esigenze né per il terreno né per l’ esposizione. Raggiunge sei metri di altezza e di diametro, diventa maestoso, di un folto vivissimo verde che lo ricopre fino a terra e in primavera porta le sue infiorescenze alte ed erette, come candele su di un gigantesco ramificato candeliere.
Ci si può nascondere sotto la sua chioma o mascherare una capanna segreta.
I fiori emanano un profumo dolcissimo di mandorle e sono molto amati dalle api. Dalle bacche, poi, si ricava un liquore squisito simile al cherry.
Si mettono in infusione in alcool e bisogna fare attenzione a non schiacciarle perché i semi contengono acido cianidrico e sono perciò molto tossici. Vanno lasciate intatte.
Come tutti i sempreverdi è utilissimo anche in casa, quando in giardino non ci sono fiori, perché le foglie durano a lungo in vaso, coriacee, lucide e vivaci, verde intenso come quelle della magnolia.
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