(Epimedium– Epimedio)* *(collegamento a Wikipedia)
Dicembre 2024
Questa piccola perenne è la pianta più graziosa, preziosa e di facile coltura che vive in giardino.
Occupa da anni un posto ingrato, sotto un alto e ingombrante Liriodendron Tulipifera del tutto fuori scala per il nostro giardino, che non ci decidevamo a tagliare perchè è un albero bellissimo a cui eravamo molto affezionati.
Là sotto, all’ombra, dove non sarebbe sopravvissuta nemmeno l’erba, l’Epimedium si è invece adattato benissimo, ha prosperato allargandosi fino a formare una macchia di un paio di metri e orna il giardino anche d’inverno con le sue foglie persistenti, coriacee, dagli steli “più sottili delle zampe di un pettirosso”così scrive Ippolito Pizzetti con un paragone delicato.
Si è adattato al terreno pesante e argilloso, non certo acido, che forse preferirebbe, come sembra osservando i luoghi dove cresce spontaneo nel sottobosco. Ha resistito gagliardo alle estati siccitose e ardenti degli ultimi anni senza mai essere annaffiato.
È un Epimedium Pinnatum colchicum, alto circa trenta centimetri, fiorisce in primavera con un giallo vivace, allegrissimo. La sua attrattiva maggiore sono le foglie cuoriformi: verde chiaro quando nascono, assumono poi toni ruggine, chiazzate di un rosso violaceo.
Si possono cogliere per creare la parte esterna di mazzetti misti, a corona, e valorizzano tutti i teneri, piccoli fiori primaverili come nessuna carta potrebbe fare, con un effetto molto più fresco. Questa varietà si è aggiudicata il premio della Royal Horticultural Society e sono orgogliosa di averla scelta prima di saperlo, colpita dalla grazia delle sue proporzioni.
Alcune varietà hanno un aspetto curioso con petali a forma di cornetto che ricordano i berretti dei giullari.
Tra queste una molto desiderabile, a fiori bianchi come la neve, potrebbe dare luce ad angoli ombrosi, ed è troppo attraente per poterle resistere: E. x youngianum ‘Niveum’ e poi c’è un’altra varietà , che però non ho coltivato, né ho visto dal vivo: E. Grandiflorum ‘ Rose Queen’, talmente bella da intimidire, che ricorda l’ariosita’ animata delle aquilegie.
Bisognerebbe scoprire se anche questi epimedi sono altrettanto adattabili e resistenti del mio amato Epimedium giallo.
P.S.Il Liriodendron tulipifera è stato sacrificato in autunno, perchè era diventato ingovernabile e pietoso: era sottoposto a dolorosi tagli per contenerlo e la ricrescita lo riduceva a un ridicolo scopettone. Un aspetto umiliante per un albero che raggiunge i cinquanta metri e può vivere anche mezzo secolo.
Ma era stato piantato in un giardino troppo piccolo, non da me, per fortuna.
Abbiamo goduto per anni della sua ombra e delle originali fioriture che gli danno il nome: albero dei tulipani, appunto. Gli epimedi gli crescevano al piede senza soffrire la sete, nonostante la grande esigenza di acqua a cui il gigante forse attingeva più in profondità, senza disturbare i piccoletti.
La speranza è che non sia stato compromesso il naturale equilibrio che si era creato in quella zona del giardino.
La crescita rapida e inaspettata del Pino Strobo bonsaizzato che vive lì accanto potrebbe forse dipendere dalla scomparsa del Liquidambar?
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