Molto tempo fa quando ero ignorante e inesperta ho comprato il mio primo agrifoglio che è molto elegante, a foglie variegate, e illumina da anni un angolo ombroso: Ilex aquifolium Albomarginata**. È sempreverde, ha foglie coriacee, spinose e lucenti. Non è cresciuto in altezza, e dopo molti anni è alto meno di un metro, ma piuttosto tende ad espandersi in larghezza
Bacche però non se ne sono mai viste.
Studiando ho poi scoperto che stavo ospitando una pianta dioica, gli agrifogli cioè sono arbusti di cui esistono individui maschili e femminili e naturalmente solo quelli femminili producono bacche.
Dopo qualche tempo ne ho così comperato un altro, anch’esso a foglie variegate, ma in giallo, poco spinose: Ilex altaclerensis “Golden king”.
Poichè viene descritto come arbusto di specie femminile mi sentivo sicura e soddisfatta nell’attesa di splendenti copiose bacche di cui avrei potuto fare sfoggio a Natale.
Niente affatto.
Aspetta e aspetta, questo agrifoglio cresceva molto rapidamente e adesso è alto quasi quanto il ciliegio da fiore suo vicino.
Bacche però non se ne sono mai viste.
Perchè, ma perchè?
Se I. altaclerensis viene venduto come pianta femminile, perchè non ha maturato niente? Forse fiorisce in un periodo diverso?
Non ho risposte, ma ho voluto ritentare nonostante la zona ombrosa in cui ho piantato gli agrifogli abbia ormai l’aspetto di una giungla. Stavolta però non mi sono fidata di nessuno e ho comprato una pianta che portasse già i frutti, sicuramente una femmina: non era difficile, avrei dovuto capire prima come fare.
E finalmente la stagione successiva sono comparse le nuove bacche!
La graziosa femmina che me le ha regalate è a foglia completamente verde, un bel verde lucido e intenso, ma non ricordo o non ho mai saputo la varietà.
So che I.aquifolium “Nellie Stevens”*** è particolarmente ricco, ma dovrebbe avere forma conica, mentre il nostro non sembra ancora sapere come si svilupperà , eppure così piccolo porta già bacche vivaci di cui gli uccelli sono ghiotti.
Bisogna ricordare che per l’uomo sono invece velenose e particolarmente pericolose per i bambini che potrebbero essere attratti dal colore vivace.
La numerosa famiglia degli agrifogli una volta imparate le loro esigenze riproduttive è molto robusta e adattabile. Hanno sopportato le estati torride degli ultimi anni senza irrigazioni e non li ho mai concimati. Sopportano la potatura e sono quindi adatti a farne delle siepi.
L’unico difetto sembra essere la facilità con cui sono colpiti dalla cocciniglia che ha infatti attaccato il nostro I. altaclerensis “Golden king”. Gli altri due, a cui tengo di più, sono invece sanissimi.
Nel periodo natalizio capita di vedere in vendita dei rami senza foglie ma così carichi di bacche da sembrare finti, invece appartengono all’I.verticillata, un agrifoglio originario del Nord America che, come molte altre piante provenienti da quei luoghi, non ama il calcare e non tollera terreni troppo asciutti. Non mi sogno nemmeno di desiderarlo, anche perché bisognerebbe comprare insieme maschio e femmina per essere certi che fioriscano insieme.
Certi… Non proprio certi, se poi si legge che per avere buoni risultati sarebbe utile la presenza di un esemplare maschile ogni cinque o sei esemplari femminili. Insomma, un harem in giardino.
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