AUTUNNO. Anemone japonica

(le scritte in blu corrispondono ad altrettanti collegamenti esterni)

(Anemone japonica)* Sinonimo di Eriocapitella hupehensis  * (*collegamento a Wikipedia)
In giardino da qualche anno sono arrivati gli Aster, i Settembrini.
Prima bianchi, molto piccoli e delicati, si sono infilati un po’ dappertutto anche in ombra, nelle aiuole a Ovest e lungo la siepe. Questa primavera, poi, sono nati all’esterno, nella fessura tra il muro di cinta e l’asfalto della strada, così tenacemente radicati che ho deciso di lasciarli fare e non me ne sono pentita. Sono alti (andrebbero cimati verso aprile, quando se ne possono fare nuove piantine) e li ho legati perché si tenessero in piedi, aspettando la fioritura per vederne il colore: non è bianco, ma un tenue graziosissimo azzurro che ha premiato cura e pazienza ed è un invito ad entrare in casa.

Ma una sorpresa più grande è stata la pianta di Settembrini portata dal vento e  nata accanto agli Anemone japonica, molto disordinata e invadente, in primavera l’avevo giudicata così, decidendo però di non estirparla.  Quando è fiorita si è rivelata un bellissimo Aster lilla o viola tenue che si intona con la fioritura bianca degli anemoni.  L’effetto che crea non potrebbe essere più felice, anche se la gramigna si è infilata dappertutto e non si riesce a districarla: è diventata infestante come mai in passato, a causa, dicono tutti, dell’estate di fuoco di quest’anno.

Pur nel disordine, il matrimonio tra i due è riuscito.  Eppure l’Anemone japonica non è un compagno facile, basta tentare di strappare le sue radici potenti e osservare la velocità con cui si diffonde per capire quanto può essere esuberante. Gli resistono vicine alcune bulbose, i Penstemon, che hanno mostrato carattere forte e fioriture copiose,  e le Iris dalmatiche in prima fila.
Ho trapiantato nella stessa aiuola anche un’originale e bellissima Callicarpa dicothoma Albifructus, originale perché le sue bacche perfettamente rotonde sono bianche. L’avevo lasciata per anni all’ombra sentendomi colpevole per la mia negligenza giardiniera ogni volta che la guardavo.  Sopravviveva infelice e stentata, ma ha dimostrato una sopportazione che meritava nuova vita.
Ha subito reagito alla luce solare cominciando a maturare le sue bacche preziose come grosse perle già a fine settembre e non vedo l’ora che ci rallegri il Natale.

Di solito le callicarpe che si vedono in giro (poche purtroppo per i pregi che offrono) sono rosa o violetto, con una lucentezza un po’ metallica.  Sono bellissime anche queste, tanto che la  varietà C. bodinieri giraldii ha ricevuto un premio dalla Royal Horticultural Society, ma non risaltano negli sfondi verdi e bisognerebbe studiare gli accostamenti giusti oppure inserirle come esemplari isolati.
Vedremo se la Callicarpa trapiantata da poco si adatterà e resisterà al rigoglio impetuoso degli anemoni.
Gli  A. Japonica o hupehensis a fioritura autunnale come i miei, provengono dalla Cina e dal Giappone. Ho la varietà a fiore bianco, piuttosto alta, e una a fiore doppio rosa che cresce meno in altezza.  Il mio preferito è però un altro, rosa più carico, a fiore semplice come la varietà Alando Pink, oppure Alando Rose, oppure il Praecox o il  Bowles’sPink. Insomma, quelli rosa a fiore semplice mi piacciono tutti, sono stupendi, ma  non avendo spazio a sufficienza si è costretti a scegliere.
Sono piante robuste che si adattano anche a terreni pesanti, non richiedono concimazioni o cure, oltre al necessario controllo e preferiscono un clima fresco. Nell’estate torrida di quest’anno invece hanno sofferto  molto afflosciandosi spesso e lasciando  seccare alcuni boccioli.
Adesso con le piogge finalmente respirano,  fedeli al loro nome che viene dal greco “anemos” vento, soffio. E poi spirito. È così: sono l’anima del giardino autunnale.