Muschi, muretti, rocce e angoli ombrosi. 10 luglio 2024)
Quando ho avuto uno spazio mio da dedicare al giardino la prima cosa che ho realizzato è stato un angolo verde in una fioriera, abitato soltanto da fiori minimi, e quando dico minimi, voglio dire così piccoli da doverli osservare a meno di venti centimetri.
Quell’allestimento aveva suscitato qualche sorriso o meglio sorrisetto e anche un po’ di imbarazzo, dovuto forse al dubbio che fosse richiesto un commento (lo stesso “risolino” era stato riservato ad una pianta come la Cymbalaria muralis).
Ed era così, l’avrei voluto: quando si produce qualcosa, non voglio usare il verbo creare, troppo presuntuoso, si cerca la condivisione, una partecipazione all’entusiasmo.
Invece la perfezione espressa in scala minima non trovava apprezzamento, proprio la cesellatura di un fiore come l’Anagallis arvensis per cui mi infervoravo, poteva lasciare tutti indifferenti. Ecco sperimentata un’altra declinazione della solitudine. Ero condannata al solipsismo giardiniero?
Invece no.
Come ho imparato tempo dopo, da qualche parte nel mondo esiste qualcuno con passioni simili alle nostre. Purtroppo può essere spesso molto lontano, così lontano da non potergli parlare. Ma anche per questo ci sono i libri, non è vero?
Dai libri ho scoperto per esempio che la passione per il muschio che cresce florido in certi angoli del nostro giardino ombroso non è espressione della mia balordaggine e che non è proprio il caso di accanirsi bruciandolo con i trattamenti al solfato di ferro, per poi ritrovarsi un Deserto senza Tartari di stoppa giallastra.
In Giappone lo apprezzano moltissimo e i tappeti verdi di muschio sono la struttura dei giardini zen. Il muschio, che crea morbidezza nelle linee, favorisce il silenzio e la meditazione, suggerisce l’incessante fluire del tempo e insieme può aiutarci a sospenderlo nella contemplazione.
Ecco di seguito alcune istruzioni per accoglierlo nel giardino di casa.
Primo: è necessario cominciare a vederlo con occhi diversi: non è un intruso nel nostro prato (questo punto è particolarmente duro da accettare per i proprietari di prati inglesi, lo so).
Secondo: bisognerebbe togliersi scarpe e calze, calpestare i cuscinetti muscosi e lasciare i piedi liberi di sentire cosa ne pensano.
Terzo: si dovrebbe stendersi, avvicinare il volto al velluto, e insieme agli occhi sarà il naso a ringraziare per le suggestioni di fresco, ombra, bosco e riposo avute in regalo.
Quarto: è opportuno osservare il muschio da vicino, come fanno i miopi senza gli occhiali, per scoprire un microcosmo affascinante.
Bruno Munari, il grande designer, artista eclettico, autore di libri per bambini, ha scritto commentando l’immagine di un vassoio con muschi e sassi: “ Guardatelo molto da vicino e vedrete che diventerà così grande come un parco pieno di cespugli, di felci, di montagne e di erba. Dietro la grande roccia forse si nasconde un piccolo lupo timido”
Ci sono più di ventimila specie di muschio, distribuite perfino nelle zone più inospitali del pianeta, assorbe grandi quantità di CO2, può seccarsi e sembrare morto, ma sopravvive (per anni!) e recupera turgidità e colore se viene reidratato.
Alcuni ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze hanno pubblicato proprio in questi giorni nella rivista “The innovation” una ricerca sorprendente su una varietà: la Sintrychia caninervis, presente in cinque continenti e anche sull’Arco alpino.
Questo muschio dai super poteri è stato tenuto a -80 C per cinque anni, l’hanno poi scongelato e si è ripreso, è stato calato nell’ azoto liquido a – 196 C per un mese e si è ripreso, è stato esposto alle radiazioni ionizzanti a 500 Gray, letali per umani e vegetali e ne è uscito addirittura rinvigorito. Sarebbe così un potenziale candidato come pianta pioniera per la colonizzazione di Marte. Questa è la notizia che mi ha colpito moltissimo: https://www.media.inaf.it/2024/07/03/muschio-marziano/.
Che creature straordinarie calpestiamo senza saperne niente. Piuttosto che combattere il muschio, perché invece non lo coltiviamo?
All’inizio della primavera, quando il terreno è ancora bagnato, nelle zone ombrose su muretti, rocce, vecchi mattoni, purché la superficie sia scabra, si può tentare di spennellare una miscela di muschio frullato con latticello ed acqua in parti uguali. Il composto dev’essere denso, ma i pezzi di muschio per poter attecchire non dovranno essere troppo piccoli. La semina così realizzata sarà poi tenuta costantemente umida fino allo sviluppo.
Immaginiamo che meravigliosi angoli segreti si potranno creare, dove il prato invece faticherebbe a mantenersi.
Ce ne sarà a sufficienza per un presepe e per qualche composizione di muschio e sassi dove potrebbe nascondersi un piccolo lupo timido.
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