ESTATE, Hemerocallis fulva

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(le scritte in blu corrispondono a collegamenti esterni; quelle rosse a collegamenti interni)

 

Hemerocallis fulva*. Emerocallide (giglio turco)* (*collegamento a Wikipedia)

Quando ero bambina conoscevo  una sola varietà di emerocallide, alta circa un metro con i fiori imbutiformi di colore arancio bruciato o mattone. Non era apprezzata e cresceva rigogliosa dietro alla casa di campagna senza nessuna cura. Non ricordo di averla mai odorata o ammirata o recisa per tenerla in vaso.
Era una presenza scontata e modesta, non certo attesa come la fioritura degli iris blu violetti, profumati e sontuosi, da sfiorare con una guancia.
Era l’Hemerocallis fulva, l’unica molto diffusa allora nei giardini e anche a volte fuggitiva negli incolti, lungo qualche strada.
Adesso, grazie ai moderni metodi di ibridazione, si  contano migliaia di ibridi di emerocallide, molto colorati e vistosi nelle fioriture, ricchi e attraenti.
Così, qualche anno fa sono stata attratta da questi bei fiori che durano un giorno. Il nome viene dal greco “ hemera”, giorno e “ kalos”, bello.
Non è stato proprio un innamoramento, come mi succede spesso con le piante, ma piuttosto un’infatuazione di breve durata perchè quello che non mi convince degli ibridi  coltivati in giardino è la sproporzione tra le corolle opulente e gli steli piuttosto corti e tozzi. Forse non ho scelto bene le varietà, non potendo vedere in anticipo le piante fiorite, così come si presentano in piena terra.
Ma quest’ultima estate c’è stata una sorpresa di quelle che mi procurano forti emozioni giardiniere: scendo una mattina e cosa vedo nell’angolo dedicato alle emerocallidi?
Eh sì, sopra uno stelo lungo e flessuoso si issava la corolla imbutiforme color mattone o arancione bruciato di una vecchia conoscenza.
Un salto nel passato: era fiorita H. fulva da un ibrido regredito.

Ciò significa che le nuove forme ottenute non sono stabili, anche se nei miei libri non ho trovato traccia di questa caratteristica. E la nuova arrivata mi è sembrata bella, anzi bellissima, pur se comune. L’ho apprezzata anche grazie alle conoscenze che non possedevo da bambina perchè adesso so che è perfino commestibile e petali e  germogli hanno un sapore piccante e dolce che piace molto in Cina e in Giappone, terre di provenienza di queste piante.
Sono perenni robustissime che si adattano a tutti i terreni e fioriscono copiosamente. È vero che il fiore ha la breve durata di un giorno, ma le fioriture si ripetono per settimane.
Un’altra varietà di cui sono molto contenta è l’emerocallide “Stella d’oro”, piccola, gialla, luminosa, fiorisce con abbondanza da maggio fino all’estate e lascia a fine stagione eleganti e originali  capsule di semi. È così resistente e di facile coltura che la si vede sempre più spesso nelle aiuole spartitraffico.

 

 

L’unico problema delle emerocallidi sono le lumache, quelle puttane delle lumache, che divorano una pianta fino al colletto in una sola notte.
Il colto, di solito  misurato, Ippolito Pizzetti, architetto di giardini ed elegante scrittore di giardinaggio, nel suo libro  “Pollice verde”, insulta le formiche:“ quelle puttane”che gli invadono i vasi. Coltivava le sue amate piante in un terrazzo a Roma e le formiche possono scalare anche un condominio, ma non immaginava nemmeno di cosa siano capaci le lumache!