ESTATE, Hydrangea macrophylla

 
 
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Hydrangea hortensis. (Hydrangea Macrofylla)* Agosto 2024 [* collegaento a Wikipedia)

Il caldo ha stretto il giardino per giorni in una presa mortale. Quanto hanno patito  le piante esauste… e io con loro. Le ortensie con le foglie bruciate, le opulente infiorescenze globose delle H. hortensis  bianche, le mie preferite, ridotte a grumi secchi  marrone. Anche per le ortensie  rosa ho sofferto, ma le bianche hanno un fascino in più perché, dopo i primi giorni di aristocratico, elegante candore, virano al verde acido, una tonalità che mi piace moltissimo e ammiro ogni anno con lo stesso entusiasmo.
CC BY-SA 3.0
  https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=92010
A volte riesce perfino l’opera fortunosa di conservazione dei fiori, i grandi corimbi globosi. Al fresco, al buio, in  acqua,  o senza,  appesi a testa in giù, chi la indovina è bravo, si mantengono verdi e distesi per tutto l’inverno, come fossero appena colti.
Invece niente da fare anche per quest’anno: il calore  ha fulminato i fiori, e pure le foglie.
Dovrei decidere con un colpo di mano di spostare tutte le ortensie all’ombra, toglierle dall’aiuola esposta a nord ovest, perché non possono più reggere i lunghi pomeriggi assolati che si ripetono ormai in tutta la stagione estiva per giorni e giorni.
A malapena forse tollerano il sole del mattino.  È inutile sperare che l’anno prossimo vada meglio, il cambiamento climatico sembra inarrestabile.
Non si tratta solo della mancanza di pioggia, che pure è un problema, perché l’ Hydrangea, come dice il suo nome,  beve come una spugna, ma della temperatura eccessiva di queste lunghe giornate estive.
By Eric in SF – Own work, CC BY-SA 3.0
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8305895
Sembra che qualche varietà, come la Quercifolia o l’insolita Paniculata sopportino meglio il sole e il caldo, addirittura la Quercifolia pare si adatti anche a terreni calcarei e pesanti come il mio.  Ed è possibile,  infatti quest’ultima  è originaria del Sud-Est degli Stati Uniti e ha quindi una provenienza diversa dalle altre più esigenti che sono di origine cinese.
Sono tutte splendide, ma preferisco coltivare piante che conosco bene, come la cara ortensia dei vecchi giardini, l’ H.hortensis o H.  macrophilla che si accontenta anche di un terreno calcareo fiorendo però in rosa.
Tuttavia se la vogliamo più felice è consigliabile accasarla in collina, al fresco e in un terreno acido.
Non tutti lo sanno, ma è la stessa pianta che  regala fiori di un azzurro raro e abbagliante se viene coltivata in terra acida.
Di Raul654, CC BY-SA 3.0,
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=127207
Inoltre per vederla rifiorire una stagione dopo l’altra, non si può potare severamente tutti i fusti che hanno portato i fiori. Bisogna invece osservare la crescita dell’anno, più verde e meno legnosa e poi le forbici devono tagliare  sopra l’ultimo germoglio prima del legno vecchio o non si vedranno mai più fioriture.
 
E infine, se non ci sono le condizioni giuste meglio rinunciare. Rinunciare alla H. petiolaris, altra regina che conosco solo dai libri, una rampicante che può scalare alberi o intere facciate, ricoprendole col pizzo  candido dei suoi fiori.
Rinunciare per sempre anche all’idea di ospitare in giardino H. Paniculata,  come ho giurato, di fronte alla scalinata di una villa sul lago Maggiore: una scala di pietra  saliva ripida per diversi metri, ma nel mio ricordo potrebbe arrivare fino al cielo, orlata a destra e a sinistra da H. paniculata, che inclinava morbida i pennacchi candidi verso il basso, verso di me, ammutolita a naso in su. Ecco cosa si può ottenere sapendo valorizzare una pianta. Non basta assicurarle il terreno giusto, l’esposizione, l’irrigazione necessaria. Bisogna studiarne il portamento e trovarle la collocazione migliore.
O così o niente. Ho giurato sull’umiltà giardiniera: mi tengo le mie ortensie più comuni e alle altre non penso più.