Per creare strutture sempreverdi la Liriope è una pianta perfetta che deve il suo nome musicale a una delle Naiadi, la madre di Narciso, il bel giovane dal destino infelice.
In giardino da noi i suoi ciuffi di foglie graminiformi lunghe una cinquantina di centimetri ed elegantemente arcuate bordano per un tratto la parte anteriore di un’aiuola larga più di due metri.
Poiché mantiene le foglie verdi per tutta la durata dell’anno, assolve molto bene il suo compito. Verso la metà di agosto fiorisce con spighe graziose viola-lilla di venti, trenta centimetri, a cui seguono bacche nere. Le spighe, le bacche e le foglie delicate, eppure consistenti, sono molto utili anche nelle composizioni.
Non richiede nessuna cura, non si ammala mai, sopporta la siccità, il gelo e perfino l’ombra piena. Anzi, la sua collocazione ideale è sotto gli alberi, dove attecchire e prosperare è una vera sfida e dove può risultare una bellissima tappezzante per ampi spazi e suscitare meraviglia, come sempre accade per le grandi distese fiorite di una sola varietà: distese di bulbose, interi campi di lavanda, filari di iris, prati di margherite, insomma tutto quello che non ci possiamo permettere noi proprietari di piccoli giardini. Ma anche in spazi limitati si può usarla con sapienza per sottolineare un angolo o punteggiare un vialetto con alcuni vasi gemelli arricchiti dalle foglie sempreverdi di questa pianta versatile.
Il giardiniere Filippo M., che ha l’ aspetto di un giovane signore inglese, e anche il gusto giardiniero, per fortuna, me ne ha chiesti alcuni cespi da piantare sulla sponda del suo laghetto dove le foglie scenderanno morbide verso l’acqua.
Oppure si può bordare, come ho fatto io, un’aiuola in cui cresce quasi soltanto l’ Anemone Japonica.
È stata una soluzione obbligata perchè questi anemoni non accettano di condividere lo spazio con nessuno, tanto sono prepotenti, ma con la Liriope hanno trovato una degna antagonista, capace di soffocare qualsiasi altra erbacea perenne.
E così ho lasciato alla fine il suo unico difetto: è talmente forte da diventare invasiva. Se non ci fosse una robusta lamina infissa a limitare l’aiuola verso il prato, sarebbe arrivata alla recinzione. E quando voglio contenerla verso la casa, devo combattere spezzandomi la schiena, vanga e tira e torci, per estirpare le radici tuberose e fitte: ci sono poche piante con le radici tanto serrate, stipate e così decise a non mollare la presa.
Insomma. Prudenza prudenza prudenza…
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