ESTATE, Phytolacca

(le scritte in blu corrispondono ad altrettanti collegamenti esterni)

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(Phytolacca)* (*collegamento a Wikipedia, ** collegamento a artericerca.com)
La phitolacca è una pianta che a guardarla suscita diffidenza. E curiosità.
Le foglie sono piuttosto grandi e cadenti, porta delle spighe di insignificanti fiori biancastri e  ha nell’ insieme un aria disordinata e forse addirittura un po’ sinistra. Emana anche  un cattivo odore.

Sono tutte  caratteristiche comuni a molte piante velenose (con qualche eccezione, come l’oleandro) e infatti la sventurata è tossica.
Ma allora perché parlarne.

foto utilizzabile esclusivamente con licenza CC BY-SA 3.0* (*Wikipedia user: rei)

Perché dopo la fioritura, che avviene tra ottobre e novembre, si trasforma. Quando in giro è  solo una sinfonia di gialli e marroni e si passeggia cercando qualcosa che ravvivi le giornate  autunnali, t
utta la pianta assume un colore tra il porpora e il magenta. I racemi da eretti diventano elegantemente penduli, i fiori biancastri si tramutano in gloriosi pendagli di bacche lucide tra il viola e il nero, mentre altri, non ancora maturi, sembrano pannocchie di meline verdissime appese a peduncoli che virano dal  rosa tenue a un vivacissimo fucsia.
Una meraviglia da accogliere in vaso togliendo magari qualche foglia di troppo.
E non è finita. Quando anche le spighe saranno appassite, da buttare, i fusti nudi catturano l’occhio con il loro rosso luminosissimo: Magenta? Porpora? Come diceva Giovanni Barbisan**, grande pittore Veneto, in tutto c’è lacca di garanza*, e ognuno dà il nome che crede. Sembrano tinteggiati da gnomi distratti o frettolosi perché il colore non è uniforme e lascia trasparire larghe chiazze nocciola chiaro.
Questi steli legnosi lunghi anche due metri  sono cavi, con un diametro di due o tre centimetri, e tagliati in sezioni di misura variabile sono bellissimi in vaso anche da soli, ma si potrebbero usare per creare le  stilizzate composizioni dell’ikebana.

Insomma, non la seminerei come suggerisce Christopher Lloyd (*eng), ma se arrivasse, portata dagli uccelli, nell’ angolo di un giardino non piccolo, la terrei come un’ospite gradita.
Anche se controllata perché può diventare infestante.
È originaria dell’America (Phitolacca americana) e nel mondo anglosassone si mangiano bolliti i giovani
getti. Ha interessanti usi farmacologici e dalle bacche mature si può ricavare un inchiostro. Una curiosità: a quanto pare con questo inchiostro è stata scritta la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti.