ESTATE. Rosa Paul’s Himalayan musk

(le scritte in blu corrispondono ad altrettanti collegamenti esterni)

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Rosa Paul’s Himalayan musk: un rosicidio

Photograph by Mike Peel (www.mikepeel.net).

Il nome avrebbe dovuto insospettirmi: indubbiamente richiama qualcosa di colossale. Infatti.
Ma ero giovane, inesperta e avida di risultati spettacolari.
La rosa, acquistata non ricordo più dove, era stata piantata al piede di un Pinus pinea che se ne stava da anni proprio in un angolo del giardino, accanto al muro di confine che dà sulla strada. Era, o meglio sembrava, un’innocua giovane rosa non più alta di un metro.

In pochi anni ha scalato selvaggiamente il nostro domestico pino da pinoli appendendosi lassù come  le pareva e piaceva.
Si esibiva da quelle altezze sfoggiando i suoi festoni in un’unica fioritura  estiva, profumata di muschio e visibile fino in fondo all’isolato.
Spettacolare. Ma ingestibile, perché dotata di spine a uncino, adatte all’arrampicata, che però agganciavano chiunque si avvicinasse anche solo di passaggio.

In casa c’erano mugugni, il malcontento serpeggiava sempre più palpabile, insieme ai graffi. La situazione era fuori controllo.
Abbiamo dovuto ricorrere a dei professionisti, arrivati con un camion cippatore, protetti come palombari, per eliminarla.
Tagliata alla base e triturata sul posto, la sua massa spinosa, intimoriva ancora perfino il giardiniere più truce.

Ma non è finita. Non ricordo perché non si è provveduto a scavarne le radici. Probabilmente tutti, professionisti compresi, la davano per spacciata.
Invece continuava a ricacciare. Ho dovuto incappucciarla con un grosso sacchetto di plastica nero e così incaprettata l’ho coperta con un secchio per soffocarla.

Non moriva. Quando andavo a controllare scoprivo i nuovi getti, sbiancati come miseri asparagi… Una rosa della sua bellezza e nobiltà. Un rosicidio. Che colpa imperdonabile!
Invece su di lei, innocente, è scesa la damnatio memoriae: non esistono nemmeno fotografie che documentino la sua presenza in giardino.
Eppure poterla piantare in uno spazio aperto, sullo sfondo di un grande giardino… che spettacolo!

Ti è mai capitato di ricevere la visita di un ghiro? Se non te ne accorgi in tempo  ti devasta la casa mangiando tutto ciò che trova: i mobili, la frutta, il pane, la carta, le spugnette per lavare  i piatti, persino i fili elettrici della luce.
Sono contraria ai veleni e perciò ho messo, nascosta dietro un frigorifero, una trappola per topi a forma di gabbietta con classico pezzetto di formaggio. Bene! L’ho preso! Sbuffava come un gatto arrabbiato e mi minacciava appena mi avvicinavo. Ho provato a dargli un pezzettino di mela e la sua ira si è lentamente placata. L’ho tenuto in casa qualche giorno. Mi aspettava per capire cos’altro di buono avevo da offrirgli. Poi, un giorno, ho deciso di ridargli la libertà. Ho predisposto un cesto ricco di leccornie per scoiattoli: noci, mandorle, frutti vari etc, e l’ho portato in un bosco. Dopo qualche attimo di esitazione è uscito dalla gabbia e si è arrampicato sul tronco di un albero. A debita distanza si è fermato a guardarmi restando immobile sino a quando non me ne sono andata. Morale: la libertà vale più di qualsiasi cosa cosa anche della pappa più prelibata.