L’ abete bianco o Abies pectinata è inconfondibile. Si chiama così per la forma che prendono gli aghi, inseriti singolarmente sui rami e disposti come i denti di un doppio pettine.
Gli aghi dei pini sono invece riuniti in ciuffetti. Inoltre questo magnifico albero non si può confondere nemmeno con un altro abete, molto più comune e non altrettanto bello: l’abete rosso, Picea Abies o peccio.
Quest’ultimo ha gli aghi più corti e pungenti, fastidiosi quando ci si deve fare strada sotto alle sue chiome o quando è il momento di allestire l’albero di Natale.
Gli aghi dell’abete bianco invece sono piatti, con la punta arrotondata, lucidi e verde scuro sulla pagina superiore, mentre l’inferiore è azzurrognola.
Sia i pini che gli abeti sono conifere (dal latino conus = cono e ferre =portare, portatrici di coni) però i coni o strobili (le pigne) dell’ abete bianco non si vedono mai a terra perché quando sono maturi si sfaldano e lasciano cadere le squame.
Il grande abete bianco che svetta a sud-est della nostra recinzione è il re del nostro giardino.
Gli è stata tagliata più volte la cima (orrendo delitto) senza che per questo abbia perso la forma elegante e slanciata. Certo se fosse alto il doppio sarebbe spettacolare, ma forse i vicini non ci saluterebbero più e io avrei perso il marito, così, per amor di pace, mi sono rassegnata a farlo accorciare. In realtà è ancora molto alto, più alto della casa, ma non è un albero pericoloso, anzi viene usato per consolidare i terreni franosi con le sue radici profonde. Il nostro poi vive da più di cinquant’anni abbracciato ad un liquidambar e i due, insieme, sono più solidi della casa in cui viviamo.
Su quell’albero affidabile i bambini hanno imparato ad arrampicarsi in sicurezza, si sono creati solidi e irraggiungibili nascondigli, hanno esplorato il vicinato non visti e avvistato in lontananza il campanile della chiesa. Nessuno ha più rimosso negli anni la postazione preferita di mia figlia che pende ancora nascosta nel folto della fitta chioma del grande abete e mi fa pensare al divertente racconto di Margaret Mahy, la grande scrittrice neozelandese e alle sue storie indimenticabili.
“La tovaglietta più alta del mondo” è nella raccolta “La battaglia delle chewing-gum“ e racconta di una bambina intrepida che si arrampica sull’ albero più alto e issa sulla cima una tovaglietta da the. Questa da lassù garrisce al vento come la bandiera della sua prodezza, così il racconto lascia una gran gioia e riempie di orgoglio le piccole lettrici.
I rami dell’ abete bianco, poi, allietano il nostro Natale, anno dopo anno, insieme agli altri sempreverdi del giardino: l’alloro, il viburno, l’olea, l’aucuba, le nandine, la danae, tutti i preziosi compagni dell’inverno, senza i quali i vasi resterebbero vuoti e i cuori sarebbero più tristi.
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