Sono sempre alla ricerca di piante facili che non richiedano cure continue e non siano capricciose. Nessun albero, arbusto o fiore dev’essere forzato a vivere da noi, se non apprezza le condizioni che offre il giardino: qui non abbiamo terra acida, per esempio, o terra leggera, ma pesante e argillosa, e non mi piace l’idea di creare le vasche per le acidofile e confinare azalee e rododendri in gabbia come animali allo zoo. Lo sforzo dev’essere soltanto della giardiniera, teso a immaginare quali piante potrebbero vivere bene nello spazio dedicato a loro. Possiamo offrire abbondanza di lombrichi e di api, sfalci d’erba e foglie cadute, ma non concimi e trattamenti chimici. In questi ultimi tempi l’acqua è diventata scarsa e la ricerca di piante che ne richiedono poca è sempre più importante per il rispetto dell’ambiente. Per queste ragioni la ricca famiglia degli Allium è preziosa per i giardini. In natura esistono più di trecento specie spontanee e a Villa Taranto*3, sul Lago Maggiore, se ne coltivano un centinaio (ma la visita del luogo merita più di un viaggio, anche se non si ama l’Allium!). Quasi tutte le specie di aglio sono rustiche, si possono lasciare a lungo indisturbate e richiedono poca acqua. Ciò di cui hanno bisogno è un posto ben drenato e soleggiato. Molti agli sono umili e allegri, piantati al piede delle rose dovrebbero tenere lontani gli afidi. L’unico difetto che si può trovare ad alcune varietà, come ad A. giganteum*2, sono le foglie che ingialliscono e appassiscono prima dei fiori: “The allium can be as sleazy with its underwear as it likes” (L’allium può sembrare squallido come si presenta nella sua biancheria intima) scrive, sempre divertito e divertente, Christopher Lloyd*4. E allora non resta che piantarli dietro a qualche perenne compatta. In giardino da noi vivono felicemente i più semplici: l’Allium triquetrum, il mio preferito (lo chiamiamo l’Aglio di Gino, con il nome di un amico che me l’ha portato da una gita sul Vesuvio) ed è presente nel centro-sud, ma sembra trovarsi benissimo anche qui al nord. È elegantissimo e quando rispunta dopo il riposo invernale non mi stanco di ammirarlo, anche per la forma insolita. La famiglia degli Allium ha in genere fiori semplici stellati, mentre invece gli steli molto originali dell’Aglio di Gino, a sezione triangolare, e non circolare, portano campanelline pendule, bianche, i cui petali hanno una striatura mediana verde. Una raffinatezza ricercatissima, certamente non indispensabile e funzionale alla riproduzione, che mi ricorda un’altra eleganza, declinata in verde, quella del Leucojum vernum*1: una pennellata di colore per sottolineare l’estremità di ogni tepalo con una macchiolina. Quale sia il significato da attribuire alla bellezza pura, apparentemente superflua, in natura è una domanda spontanea, quando si osservano certe minuzie decorative che solo l’occhio umano può cogliere. Cosa vogliono dirci?
Un altro Allium, che ospito per motivi gastronomici, ma non per questo meno interessanti, è l’ Allium ursinum*1, una pianta spontanea del sottobosco, a cui va trovato un posto un po’ umido e ombroso, che unisce alla grazia dei fiori stellati il sapore squisito delle foglie quando se ne fa un ottimo pesto. Si potrebbero utilizzare in cucina anche i bulbi tritati, ma non ci penso nemmeno!
allium ursinum tappezzante
Alcuni cespi di erba cipollina, inoltre, stanno bene ovunque e anche questa simpatica “erbetta” è un Allium dal nome impronunciabile: Allium schoenoprasum*1! Oltre ad essere utilissima in cucina, ha infiorescenze lilla che si aprono sgusciando da una brattea cartacea. Un altro Allium è perfino l’amica dei nostri soffritti: la cipolla, l’Allium cepa*1. Dal suo nettare si ricava un miele monoflora prodotto in Terra di Siena, che nel 2011 ha vinto un concorso come miglior miele italiano. Non è curioso? Mi procurerò prima o poi l’Allium caeruleum*2, né troppo alto – ottanta centimetri – né troppo vistoso per un giardino piccolo, a differenza dell’A. Giganteum, oltre un metro di altezza, con fiori del diametro anche di venti centimetri. Invece mi piace molto il colore purpureo dell’A. Hollandicum purple*2, ma ho il timore che piante così alte, con il fiore tanto pesante, non si reggano sugli steli se tira vento. La sola idea di vederli schiantati a terra mi fa rinunciare al proposito di provarli.
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