I peschi della vigna si chiamano così perché venivano allevati in testa ai filari di vite. Si tratta di selvatici che nascono da seme e non sono innestati. Sono le piante più generose che si possano immaginare e dovrebbero essere coltivati in ogni giardino. La fioritura non è bella come quella dei susini selvatici, meravigliosa, di un bianco spumeggiante per la ricchezza dei fiori di cui si ricoprono, o di altri fruttiferi splendidi, come l’albicocco. I peschi selvatici si rivestono invece di piccoli fiori insignificanti rosa rossiccio, niente a che vedere con le incantevoli corolle dei peschi innestati.
Hanno tuttavia una dote impagabile: assicurano a chi li coltiva magnifici frutti, senza richiedere un solo trattamento, mentre a fatica si riuscirà a mangiare una pesca delle varietà in commercio se non si usa la chimica. Mio padre, da cui li ho ereditati, faceva un trattamento di poltiglia bordolese dopo la caduta delle foglie e uno quando le gemme si ingrossano, ma non sono ancora aperte, oppure alla formazione dei frutticini. Lo scopo è quello di evitare la peggiore delle malattie del pesco: la bolla. E’ una malattia fungina che si chiama così perché le foglie si deformano assumendo un aspetto bolloso, color vinaccia. Poiché l’impegno per me era pesante, sommandosi a molti altri, e anche per un puntiglio, ho deciso che non avrei trattato nemmeno i fruttiferi, oltre alle piante ornamentali. Così ho fatto: mi limito a tenerli sotto osservazione e al primo manifestarsi della bolla tolgo manualmente le foglie malate o addirittura spunto i rami colpiti. ( Bisogna fare attenzione a non lasciare a terra le foglie) Quando poi le piante maturano i frutticini, li dirado, perché sono fin troppo produttive e non riuscirebbero a portarli tutti a maturazione.
Questi sono i soli impegni che mi richiedono questi alberi preziosi. In cambio ho dei raccolti abbondanti di pesche più o meno grosse, secondo la stagione. Ho una varietà oblunga a polpa rosso porpora, spiccagnole e molto tomentose. Le cogliamo quando sono ancora croccanti per il consumo fresco e quando maturano ne facciamo marmellate che riescono facilmente con questi frutti per nulla acquosi. Ho assaggiato nel Lazio una varietà a pasta gialla molto profumata e ottima che ho cercato di riprodurre senza riuscirci, ma riproverò quando me ne capiterà l’occasione. E ho perso una varietà a polpa bianca.
Una curiosità e una sorpresa di quelle per me stupefacenti che regala il giardino.
Come faccio spesso ho regalato un paio dei miei peschi ad un’amica che già possedeva dei cultivar acquistati in vivaio. Beh! I miei brutti anatroccoli dopo qualche anno, non ricordo quanti, sono diventati dei peschi da concorso!!! Si sono ibridati!
pesco della vigna originale
pesco della vigna ibridato
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