AUTUNNO. Melograno (Punica granatum)

(le scritte in blu corrispondono ad altrettanti collegamenti esterni)

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Melograno. Punica granatum * (*collegamento a Wikipedia, ** collegamenti interni a geolicia)

Ogni anno ammiro il colore del vecchio melograno che vive oltre la  strada, nel giardino di Renato e Marisa, di fronte a casa nostra. In autunno si accende di un  giallo magnifico, paragonabile soltanto a quello dell’Hamamelis mollis** e con  il sole calante si trasforma in  oro puro, su cui spiccano i frutti maturi rosso fuoco.

fotografia di  I, Murderbike del 04/07/2007licenza d’uso: CC BY-SA 3.0


E’ proprio sul confine ed è stato allevato con una forma a cespuglio, a diverse branche. Quando poi cadono le foglie, il vento,  che tira sempre da ovest a est, trascina la sua massa dorata contro il nostro muro di cinta. Non che la cosa mi disturbi, anzi, è tutta preziosa materia organica che raccolgo e getto all’interno del giardino.
Ma, mi dicevo, ma, se è arrivato da noi, portato dal vento, un raro Pinus strobus**, è mai possibile che in quasi quarant’anni di muto desiderio non mi arrivi da qualche metro di distanza un piccolo regalo in forma di melograno?
Quando non ci speravo più è successo: proprio al centro di una vecchia, alta e larga Spirea vanhouttei , che potrebbe nascondere anche un bambino, è spuntato un pennacchietto, era arrivato!
E’ nato certamente lo scorso anno, o forse addirittura il precedente, ma mi era finora sfuggita la sua presenza. L’ho scoperto un mese fa ed è già alto, cresciuto in fretta in cerca di luce. Che gradita sorpresa.
Spero che produca fiori e frutti buoni e belli, come quelli del vicino, cosa non scontata perché è nato da seme, forse grazie a un merlo che ha  mangiato i ghiotti arilli di un frutto maturo.
I semi, insapori e duri, (più di seicento in ogni melagrana) sono rivestiti dagli arilli,   rossi e vistosi, succulenti, dolci, un’attrazione per gli uccelli e un trucco astuto con cui  la Natura si assicura la riproduzione.
Molti pensano che la nascita dal seme garantisca la somiglianza con la pianta madre, ma non è così. Per avere una pianta identica ad un’altra bisogna farne una talea, una margotta, una propaggine (se la pianta si presta) o un innesto su di un portainnesto compatibile.
Diversi  anni fa ho avuto un melograno, di fronte alla  finestra della cucina, in campagna.
Ho aspettato con pazienza per anni che ci onorasse con i suoi frutti. Niente da fare.
I melograni sono autofertili e ciò significa che, a differenza di altri fruttiferi, in giardino se ne può avere anche uno solo. Così la giardiniera si sente tranquilla. Osserva i fiori di tre tipi del suo grazioso alberetto e  riconosce le differenze: i fiori maschili sono più piccoli, senza pistillo (la parte femminile del fiore) e sterili (non produrranno frutti ma impollinano!)
I fiori femminili sono più lunghi degli altri, a forma di vaso, con un ovario che potrà sviluppare il frutto. Bene!
 Infine i fiori intermedi, che non sa  riconoscere, ma che hanno caratteristiche simili alle due precedenti.
C’è tutto quello che serve per produrre buoni frutti e la giardiniera aspetta. Gli dà tempo tre anni, anche troppo, visto che è stato messo a dimora non piccolo. Quattro? Cinque? Niente.
Chissà perché non ha mai fruttificato…
Avessi avuto più esperienza, visto che lo spazio nel terreno in collina non manca, ne avrei piantato un altro per scommettere nell’ impollinazione  incrociata, ma ho perso la pazienza, l’ho tolto e non l’ ho più sostituito.
Ecco perché adesso sono così contenta del nuovo arrivato e molto curiosa di scoprire quali sorprese vorrà riservarmi ancora il giardino.

fotografia di Ivar Leidus Opera propria del 27/01/2021

licenza d’uso: CC BY-SA 4.0