La Nandinadomestica è arrivata in Occidente piuttosto tardi per merito di William Ker, un giardiniere scozzese dei Kew Gardens che l’ha inviata in Inghilterra nel 1805, dall’Estremo Oriente di cui è originaria, dalla Cina più precisamente. (Eh sì, ho controllato, è lui che dobbiamo ringraziare due volte perché ha introdotto anche la Kerryajaponica, che ne prende il nome, persa ahimè qualche anno fa).
Ci sono poche piante più domestiche, di famiglia, della Nanda, come la chiamo per scherzare tra me e me, o Fernanda, quando il nostro rapporto è più formale. È fedele e paziente come il vecchio cane di casa. Escludo che possa dare problemi di coltivazione ed esposizione, a patto che si scelga per lei un luogo ben drenato. In giardino da noi il terreno è argilloso, compatto e asciutto perché cerco di risparmiare l’acqua del pozzo. Le ho riservato l’angolo più inospitale dove la competizione è durissima: ci vivono un’imponente Abies Alba, un altissimo Liquidambar, un Calycanthus, un Loropetalum, delle Aucube, un paio di Viburni, piantati molto stretti per creare una quinta che mi separa dalle case vicine.
Da quelle parti la vanga non riesce a penetrare nel terreno neanche se la impugna il più nerboruto dei giardinieri. Eppure le Nandine vivono e prosperano da molti anni, puntuali nella fioritura e nella produzione di bacche rosso brillante che rendono liete le nostre giornate invernali in composizioni vivaci e durevoli.
Anni fa non la si vedeva molto in giro, adesso la resistenza che dimostra ne fa un arbusto molto usato perfino per gli arredi delle aiuole stradali dove sopporta anche l’incuria o peggio l’accanimento potatorio degli addetti alla manutenzione che scelgono le piante senza calcolarne la crescita (la Nandina poveraccia raggiungerebbe i due metri). Il risultato è che per evitare morie di pedoni e ciclisti vengono tagliate per qualche anno a mezzo metro di altezza e poi sostituite con altre future vittime.
E chissà se la causa di questi comportamenti è solo l’incuria o invece qualche esecrabile interesse.
È un arbusto così forte che accetta perfino di vivere in un terrazzo in pieno sole a Venezia, in quei vasi di plastica quaranta per quindici dove si è “bonsaizzata” ma riesce a fiorire, produrre bacche e perfino a disseminarsi nelle cassette vicine, cosa che mi sembra un vero miracolo.
O sarà piuttosto opera di quei cacatori dei colombi che vivono sul tetto di fronte?
nandina in composizione
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